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La scoperta del corallo rosso, che si perde nella notte dei tempi, fu sicuramente per i popoli che si affacciano sul nostro Mediterraneo, motivo di profondo e religioso stupore, che ben presto si tradusse nella felice invenzione di miti e leggende. Il magico, e improvviso apparire di questo, prato sommerso negli scorci di luce solare che penetrano la profondità dagli abissi marini, non poteva non accendere la fantasia dei nostri lontani antenati, che avvertivano la misteriosa attrazione della sua triplice natura di elemento vegetale, minerale e animale. L'articolarsi del suo aspetto ramificato ed arboreo, la sua dura consistenza che lo accomuna alle pietre preziose, il suo caldo colore che sembra suggerire una luminosa cristallizzazione del sangue conferivano a questa gemma straordinaria il carattere enigmatico e spesso polimorfo del sacro.
A ciò si aggiunga la sua stessa collocazione nelle profondità inesplorate, che ne accentuava la valenza sacrale, tanto che le antiche teogonie non tardarono ad accostarlo in qualche modo alle divinità del profondo, da contrappore a quelle che dominavano gli uomini e il mondo dall'alto. Tale intrecciarsi di significati e di interpretazioni simboliche finirono con il creare attorno al corallo un fascino possente ed ambiguo, in cui si avvertono sensualità e misticismo, la gioiosa ebbrezza del vivere e l'anelito più casto alla spiritualità e alla trascendenza.
Nel contempo, ci si rendeva conto dell'intrinseca preziosità di questa gemma del mare, per cui, già presso le più antiche civiltà, se ne attuò l'impiego in gioielleria, dove veniva sempre più artisticamente lavorato, e se ne diffuse l'uso ornamentale. Nei tempi moderni, dall'inizio dell'Ottocento, capitale indiscussa della pesca e della lavorazione del corallo è Torre del Greco dove, per volere dei Borbone, sorse nel 1878, la "Regia Scuola per la lavorazione del corallo", presso la quale si formarono insigni figure, di autentici maestri, che conferirono ai prodotti torresi la dignità e la perfezione di altrettante opere d'arte. Alla lavorazione del corallo si affiancò poi quella del cammeo, ricavato da pregiate conchiglie marine, e della lava del Vesuvio, raggiungendo il suo massimo splendore negli anni in cui dominava il gusto neoclassico, di cui ancora oggi vengono perpetuati gli stili, i motivi e le forme.
Da qui si diffusero presso la corte imperiale francese, e successivamente nell'intera Europa, collane, orecchini, pettini, spille, la cui decorazione si ispirava soprattutto a due stili: l'archeologico e il naturalistico. Fu un vero trionfo della classicità, riscoperta in tutta la sua perfetta armonia e solare bellezza, come testimoniano le immagini pagane di putti,di eroi e delle più varie divinità, alternandosi a quelle mondane di nobildonne e guerrieri, personaggi storici e uomini celebri.nonché a raffinati motivi floreali, cesellati con cura minuziosa e inarrivabile perfezione. Alle soglie del 1900, la produzione torrese, ormai divenuta la principale fonte economica e commerciale della città vesuviana, riceve nuovo impulso, con l'arrivo del corallo pregiato dal Giappone, ed è allora che ai motivi tradizionali si aggiungono estrose creazioni, dovute ad un'inventiva eccentrica ed eclettica, nonché ad uno straordinario virtuosismo tecnico, che hanno contribuito a rilanciare la diffusione di questi singolari gioielli su scala ormai planetaria.
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